Google

sabato 4 agosto 2007

USA: PENTAGONO INVIA A COMBATTERE ANCHE I MALATI DI MENTE

Sotto la pressione della mancanza di combattenti, l’esercito ha mantenuto nelle sue file soldati con problemi mentali. Oltre ai suicidi, gli esperti segnalano che la mancanza di assistenza medica potrebbe generare violenza tra le file militari e provocare incidenti nel campo di battaglia. Il ministero della Difesa USA ha ammesso che raramente i militari in partenza vengono sottoposti a test psichiatrici ma non sembra disposto a fare nulla per impedire che almeno i soggetti con una storia di disagio mentale vengano arruolati. Solo l’uno per cento viene rispedito in patria al manifestarsi di comportamenti anomali e violenti. Intanto, le statistiche dimostrano che il numero dei suicidi tra i soldati di stanza in Iraq ed Afghanistan ha raggiunto di nuovo livelli di guardia. Nel 2005, Jeffrey Henthorn, venticinquenne originario di Choctaw, in Oklahoma, si è sparato alla testa morendo sul colpo. Il soldato aveva ricevuto un nuovo ordine per ritornare in Iraq, i suoi superiori erano a conoscenza che Henthorn aveva dato segni di instabilità emotiva già durante l’adolescenza giungendo fino a recidersi le vene dei polsi e nonostante ciò era stato regolarmente arruolato nei ranghi della Guardia Nazionale. Al soldato Eddie Brabazon Pennsylvania, erano state diagnosticate gravi turbe mentali già a 10 anni . Era affetto da disordine bipolare e deficit d'attenzione condizione che l'aveva portato a trascorrere negli ospedali psichiatrici buona parte dell’adolescenza ma non gli aveva impedito di essere arruolato e mandato a combattere in Iraq. Il 9 marzo 2004, Edward W. Brabazon si è sparato in testa con il suo fucile M-4.Queste morti costituiscono solamente due esempi del fallimento dell’esercito statunitense nello scoprire e trattare lo stato mentale dei suoi soldati. The Hartford Courant ha pubblicato una serie sulla salute mentale ed i suicidi fra i membri di servizio militare schierati in Iraq. L’indagine di The Courant ha dato i seguenti risultati: Nonostante l’ordine del Congresso federale di esaminare tutti i soldati, solo 1 uniformato su 300 è stato consultato da un professionista della salute mentale. La ricerca di Courant ha trovato che alcune truppe con i problemi di salute mentali sono curate con gli antideprimente o i farmaci di anti-ansia ma non è fornita del consiglio o del controllo medico.La colonnello Elizabeth Ritchie, la più importante specialista in salute mentale dell’esercito, ha ammesso che inviare combattenti ai quali è stato diagnosticato stress traumatico, è dovuto alla scarsità di soldati. "La sfida per noi è che l'esercito ha una missione da combattere. E com'è noto, reclutare è stato una sfida". E aggiunge: “Così abbiamo dovuto mettere sul piatto della bilancia le necessità dell’esercito, le esigenze della missione e le necessità dei soldati”. Alcuni dei soldati che hanno sviluppato disordini relazionati con lo stress dopo aver servito in Iraq, sono stati rimandati a combattere in zone di conflitto, aumentando il rischio di contrarre una malattia mentale. Questi problemi hanno aumentato il numero di suicidi tra i soldati che servono nel paese arabo, con 22 casi nel 2005. La campagna organizzata dal ministero della Difesa per rimpolpare i ranghi dell’esercito è stata una fallimento e vengono spediti al fronte anche soggetti particolarmente vulnerabili; è una pratica corrente riciclare i soldati con i disturbi mentali nuovamente dentro il combattimento. Ad Agosto scorso il sergente Bryce Syverson, di Richmond (Virginia), si trovava in uno stato mentale talmente terribile che i medici del Walter Reed Army Medical Center non gli permettevano di utilizzare calzini nè cinghie ai pantaloni tantomeno un'arma. Syverson, di 27 anni, è stato ricoverato in un’unità psichiatrica dopo aver passato 15 mesi in un carro armato Bradley. Ora i medici si sono ricreduti e Syverson, che pure continua a fare discorsi strani ed ha perso completamente il senso dell’orientamento è stato rispedito in Iraq. In una lettera recente ai suoi genitori, Syverson ha scritto. “Mi sento quasi morto, qui in una tiepida sera e tutto a causa dei medicinali che sto prendendo. Sento la mia testa in procinto di scoppiare, come se il sangue mi si rimescolasse dentro; mi provoca confusione, vedo tutto confuso e ho la nausea. Non è il migliore sentimento possibile dopo appena due giorni che sono arrivato qui”.
“Mi preoccupano questo tipo di casi”, sottolinea il dottor Arthur S. Blank Jr., psichiatra formatosi nell’università di Yale e che tratta pazienti con disordine post-traumatico di guerra. “Non si può mandare alla guerra qualcuno che sta prendendo medicinali antidepressivi o psichiatrici”.

1 commento:

Lupo Sordo ha detto...

Signor Dottor Arthur S. Blank, non si deve mandare nessuno alla guerra...

Penso che la guerra sia un inferno e tutti in quelle occasioni perdono il senno... Non è facile convivere con la morte intorno a te...