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sabato 28 luglio 2007

SALVIAMO I GIORNALISTI CONDANNATI A MORTE. FIRMA L'APPELLO!

"Invitiamo istituzioni e associazioni dei giornalisti a mobilitarsi per salvare la vita ad Adnan Hosseipur e Hiwa Boutimar, a cominciare dal governo italiano che è impegnato nella meritevole campagna per l'abolizione della pena di morte. Torniamo inoltre a chiedere un intervento delle Nazioni Unite e dell'Unione europea per garantire il diritto alla vita dei giornalisti, che è la condizione minima perché possa esistere la libertà di stampa in questo mondo".

L’appello di Information Safety and Freedom per la liberazione dei due colleghi iraniani è stato raccolto finora da Articolo21 e da Nessuno Tocchi Caino è ma è caduto nell’assoluta indifferenza del mondo politico e anche dei media italiani. Anche in sindacato dei giornalisti italiani aderisce al'appello e chiede che finisca il silenzio nel quale giace l’informazione italiana.

I due giornalisti curdi, Adnan Hosseipur del settimanale 'Asu' e Hiva Boutimar sono stati condannati a morte dal Tribunale della rivoluzione di Sanadaj. Adnan lavorava presso il settimanale Asu, invece Hiwa Boutimar è un giornalista feelance ed attivista per i Diritti Umani, che è stato accusato di contatti con organizzazioni sovversive. Le organizzazioni sovversive a cui si riferiscono le autorità degli Ayatollah, sono il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (Pdki), e il Komala. Il primo fa parte dell'Internazionale Socialista, e il secondo è stato più volte ospite delle istituzioni internazionali ed europee.
L' onorevole Giulietti, portavoce di Articolo21: “La sostanziale censura imposta dai media italiani contrasta sia con l’iniziativa assunta dal Governo per ottenere la moratoria universale sulla Pena di Morte. Sia con le iniziative parlamentari in vista delle celebrazioni del 60° della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo“.
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firma l'appello
Scrivere è una forma di resistenza, a ogni latitudine. Ma in Iran esprimere il dissenso può costare la vita. La condanna contro I due giornalisti, per di più esponenti di una minoranza etnica, è dunque un fatto gravissimo. Ma l'informazione italiana, dov'è? I direttori di giornali e telegiornali tanto attenti alle varie veline e grandifratelli dove sono?

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