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giovedì 27 marzo 2008

GAZA: ISRAELE NEGA ASSISTENZA MEDICA PER RECLUTARE COLLABORATORI

Fonte:TIME

Erez Crossing appare come un set vuoto di un film di fantascienza, un astronave aliena che si è schiantato in un campo di macerie. Questa lucente struttura metallica è l'unico punto di ingresso e di uscita per il traffico umano tra Israele e Gaza, un territorio di 1,5 milioni di palestinesi detenuti da militanti islamici di Hamas. Erez, situato nell'estremità nord della striscia di Gaza, è stato costruito in tempi più ottimisti, quando era previsto che ogni giorno 30000 palestinesi, operai, commercianti e studenti sarebbero passati dentro e fuori di Israele. Per i palestinesi, Erez è un checkpoint, dove solo pochi fortunati possono uscire da Gaza, di solito per emergenze mediche. Bassam al-Wahedi, 26 anni, giornalista, è stato uno di loro. Vi si era recato con un occhio cieco a causa di una malattia della retina, e un intervento chirurgico in un ospedale di Gerusalemme era la sua unica speranza di recuperare la vista a quell'occhio. Poiché Gaza è negato tutti i bisogni umanitari di base in virtù di un boicottaggio internazionale di Hamas, molti complicati interventi chirurgici non sono più fatti. Col suo occhio bendato, al-Wahedi si è incamminato attraverso gli interni del labirinto di sicurezza di Erez . A tentoni lungo i tunnel, porte d'acciaio che si aprivano e chiudevano al suo passaggio e poi in uno strano cilindro che lanciava uno spruzzo di aria su di lui prima di raggiungere infine un grande salone dove un soldato israeliano era seduto all'interno di una cabina di vetro blindato. Qui Al-Wahedi ha mostrato il suo permesso, spiegando che era atteso in chirurgia alle 3:30 del pomeriggio. Quindi, dice al Wahedi, tre israeliani con pistole e walkie-talkie lo hanno portato passando alcune gabbie con cani rigghianti in una stanza dove è stato perquisito e interrogato da un uomo identificatosi come un capitano dello Shin Bet, il servizio di controspionaggio di Israele, responsabile della sicurezza interna. Al-Wahedi sostiene che il suo interrogatore gli disse in arabo fluente: "Vogliamo che lavori per noi". Quando al-Wahedi ha protestato, dicendo che non aveva nulla a che fare con i militanti, il funzionario dello Shin Bet ha risposto: "Noi rilasciamo i permessi medici e noi li possiamo cancellare. Se non ti farai operare, perderai la vista. Che cosa vuoi fare? " "Gli ho detto che avremmo parlato dopo la mia operazione, quando sarei ritornato passando attraverso Erez", racconta al-Wahedi. "Nulla da fare", ha risposto il funzionario dei servizi segreti, e gli ha passato una carta SIM per cellulare e un numero di telefono. "Lui voleva che io tornassi a Gaza e collaborare con loro per due settimane, così, se gli piaceva ciò che io facevo, sarei potuto venire in Israele ed avere la mia operazione all'occhio con i migliori medici di Tel Aviv." Per al-Wahedi, il contatto con qualsiasi israeliano era da sempre stato traumatico. Suo padre, un autista di ambulanza, stava trasportando palestinesi feriti dopo una battaglia, quando è stato ucciso da un cecchino israeliano. Suo fratello di 16 anni è stato ucciso da un pezzo di scheggia vagante di un razzo israeliano lanciato al passaggio di auto guidata da un sospetto militante. Così, al-Wahedi ha strappato il numero di telefono dello Shin Bet. "Ero arrabbiato e frustrato. Sapevo che se non avessi subitoun intervento chirurgico a breve, anche il miglior chirurgo non avrebbe potuto salvare il mio occhio", afferma. Contattato da TIME, lo Shin Bet ha negato di aver chiesto ad al-Wahedi di collaborare e dice che era tornato indietro a Erez a causa di un suo coinvolgimento in "attività pericolose per lo Stato." Tuttavia, il gruppo israeliano Medici per i Diritti Umani (Physicians for Human Rights-Israel) sostiene che, dallo scorso giugno, quando Hamas ha preso il controllo di Gaza dai suoi rivali di Fatah fedeli al Presidente Mahmoud Abbas, ad almeno altri 40 pazienti che cercavano urgente aiuto medico è stato negato il passaggio dallo Shin Bet perché si rifiutavano di agire come informatori. In passato, la maggior parte dei collaboratori lavoravano all'interno di Fatah, e quando sono stati cacciati da Gaza lo scorso giugno, è stato un colpo allo spionaggio israeliano.
Yasser Abu Aayya, 37 anni, che soffre di problemi al cuore, ha raccontato a TIME che è tornato indietro dopo aver rifiutato di rivelare dov'era suo fratello militante. " "Mi hanno detto che dovevo tornare indietro e morire a Gaza", egli spiega. Per gli attivisti dei diritti umani, il rifiuto di dare cure mediche è una forma di tortura. "Questo viola tutte le convenzioni contro la tortura", dice Miri Weingarten, portavoce per i Medici per i Diritti Umani (Physicians for Human Rights). Le autorità israeliane negano di svolgere tali pratiche a Erez a le respingono come propaganda palestinese. Novembre scorso, Medici per i Diritti Umani ha presentato all'Alta Corte Israeliana una petizione per controllare la "coercizione" dello Shin Bet sui palestinesi che cercano cure mediche, ma in Gennaio, il giudice ha archiviato il caso senza una sentenza. "Quello che stiamo vedendo è che l'Alta Corte è disposta a intervenire sempre meno in casi di sicurezza", spiega Weingarten, che ha spiegato che è stato il motivo per cui il giudice aveva rifiutato di pronunciarsi sulla loro petizione. Lo Shin Bet ha rifiutato di commentare il caso.
Israele sostiene che non ha la responsabilità per i palestinesi che vi abitano. Ma molte agenzie internazionali dicono che, dal momento che Israele controlla tutti gli accessi terrestri, aerei e marittimi a Gaza, non può sottrarsi alle proprie responsabilità dei palestinesi intrappolati all'interno, né può negare ai palestinesi il diritto di cure mediche urgenti, se si rifiutano di diventare collaboratori.
Amnesty International, 26/03/2008: L'esercito israeliano deve consentire a malati cronici di lasciare la striscia di Gaza e di ottenere le cure mediche in Israele di cui hanno disperato bisogno. Karima Abu Dalal, 34 anni, soffre di Hodgkin, una forma di cancro che può essere curata se il trattamento viene fornito in tempo. Ma nonostante le ripetute richieste da novembre scorso, la vita di Karima è appesa a un filo perchè l'esercito israeliano si rifiuta di rilasciare un permesso che le consentirebbe di lasciare Gaza e ricevere il trattamento di cancro specializzato che non può esserle fornito a Gaza. La sua condizione è peggiorata di recente e lei ora ha difficoltà a respirare e camminare. Da quando le autorità israeliane hanno rafforzato il loro blocco sulla striscia di Gaza, nel giugno 2007, chiudendo la frontiera tra Gaza ed Egitto, ciascuno dei 1,5 milioni di abitanti palestinesi deve ottenere l'autorizzazione delle autorità militari israeliane di lasciare la striscia di Gaza per Israele. Questa è quasi sempre rifiutata. Mentre alcune eccezioni sono fatte su una base 'umanitaria', i militari israeliani negano il permesso per la valutazione di pazienti malati dicendo di non poter consentire loro di lasciare la striscia di Gaza, per non specificati motivi di "sicurezza". Le strutture mediche a Gaza sono mancanti di personale specializzato e di attrezzature per il trattamento di una serie di condizioni, come ad esempio alcune forme di cancro e malattie cardiovascolari. Ospedali e strutture mediche sono anche sempre più a corto di medicinali, forniture ospedaliere e apparecchiature mediche funzionanti. "Negare il passaggio di pazienti in disperato bisogno di cure mediche, non serve allo di garantire sicurezza, dato che tutti i pazienti sono sottoposti a severi controlli di sicurezza al passaggio, e sono solitamente gravemente malati", ha detto Amnesty International. "Israele, la forza occupante, è responsabile per il diritto alla salute e l'accesso alle cure sanitarie per Karima Abu Dalal e tutti i 1,5 milioni di abitanti della Striscia di Gaza."
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1 commento:

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