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martedì 4 marzo 2008

LA SEMPLIFICAZIONE IMPERIALISTICA CAUSA L'INGIUSTIZIA NELLA STRISCIA DI GAZA

Dopo giorni di raid e più di cento morti, la Striscia respira. Hamas festeggia la vittoria, ma la tregua nasconde l'intenzione di Israele di continuare i raid e proseguire l'offensiva. L'escalation delle ultime ore parla di un'offensiva militare israeliana che ha portato ancora più sangue, con decine e decine di vittime palestinesi, dicono militanti ma molti sono i civili. Pagano, tutti, la politica criminale dell'occupazione israeliana.
Ancora una volta Israele sfida la comunità internazionale impotente che non offre niente se non le timide richieste per il cessate il fuoco “da entrambi i lati„. Ed ancora una volta i tributi palestinesi di morte e di sofferenza continuano a battere records nei territori occupati da Israele dal 1967. Effettivamente, i propagandisti israeliani non fanno altro che ripetere il soundbite: Ci siamo ritirati da Gaza nel 2005 e da allora i Palestinesi hanno lanciato razzi sulle nostre città del sud. Questo soundbite ha potuto girare nei media occidentali; dopo tutto esso fa eco con una visione mondiale semplicistica che risveglia gli stereotipi che sono stati creati nei secoli, producendo le demoniache e degradanti rappresentazioni dei musulmani e degli arabi. Diventa facile descrivere i Palestinesi in questo contesto come gli elementi portatori della collera incomprensibile ed irrazionale. Questo genere di rappresentazione è intensificato da settembre 2001 con “la riscoperta„ di Israele e la sua Corte suprema, come faro occidentale in mezzo buio del Medio Oriente. Una volta esaminato da vicino, tuttavia, la realtà spazza via le spiegazioni della “violenza senza motivo„ e del “terrorismo senza contesto„. Diventa apparente che si non può discutere seriamente una legittima resistenza ad un'occupazione militare prolungata e orrenda in un contesto di “guerra con terrorismo„. Inoltre, anche se sono da criticare alcune pratiche degli oppressi si dovrebbe tenere presente la radice del problema: è l'occupazione, non la resistenza. Nessun espediente retorico può celare la realtà del colonialismo nemmeno trasformandola in un semplice "conflitto„ fra lati ugualmente colpevoli o ritrarre l'occupante come la vittima vendicativa. Nel suo rapporto più recente (pdf)del gennaio 2008, il relatore ONU sulla situazione dei diritti dell'uomo nei territori occupati ha raccontato le azioni di Israele a Gaza, chiamandoli “crimini di guerra„ e dimostrando come questi stanno producendo una implacabile crisi umanitaria. Effettivamente, più dell' 80% dei Palestinesi di Gaza stanno vivendo sotto la soglia di povertà e dipendono dall'aiuto alimentare fornito dal UNRWA. Negli ultimi anni Israele ha distrutto le centrali elettriche ed altre attrezzature civili, ridotto il combustibile le attrezzature elettroniche e chiuso le frontiere. I bisogni di base dell'essere umano dei Palestinesi, come il movimento, alimentazione ed il trattamento medico, sono diventati completamente dipendenti dai capricci dei tecnocrati israeliani della sicurezza e dei demagoghi politici. Non fu una sorpresa quindi, il 25 gennaio, assistere ad una delle tante scene tragiche di vita a Gaza, il disperato esodo di decine di migliaia di Palestinesi che attraversarono la frontiera dell' Egitto per comprare il cibo, il combustibile, le coperte, le capre, le sigarette, il fertilizzante, i sacchetti 50kg di cemento, e qualunque altra cosa che riuscirono a trovare. Dal cosiddetto programma di disimpegno Israele aveva mirato a sfuggire ogni sua responsabilità sul destino di Gaza mentre di fatto rimaneva l'occupante. Inoltre ha cercato di impedire l'autodeterminazione palestinese separando la Riva a Ovest da Gaza ed intensificando la colonizzazione della Riva a Ovest e di Gerusalemme orientale con il veemente rifiuto del diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare alla loro patria. Non si può invitare i Palestinesi a sedersi tranquillamente mentre Israele sta creando basi per trasformare e spezzettare la già restringente patria palestinese rendendo le loro aspirazioni così remote come non sono state mai. Non si può invitare i Palestinesi a sottostare alla loro riduzione da esseri umani a semplici esseri preoccupati soltanto della sopravvivenza. Ad Israele non dovrebbe essere permesso sfuggire le sue responsabilità. Le decine di migliaia di Palestinesi che sono stati uccisi, feriti, incarcerati, o handicappati soltanto negli ultimi anni e di migliaia di case che sono state demolite possono testimoniare la crudeltà di una delle occupazioni militari più lunghe nella recente storia moderna. Purtroppo, parti della comunità internazionale hanno tollerato le atrocità di Israele e continuano a chiudere un'occhio sulla lunga lista di crimini di guerra e di crimini contro umanità perpetrati da Israele. È difficile non notare l'ipocrisia quando confrontiamo la forte condanna internazionale alla cattura di soldati israeliani dai gruppi di resistenza e le timide richieste ad l'Israele per “fermarla„ nel massacro dei Palestinesi o nel distruggere il Libano. Questi soldati israeliani hanno i nomi e famiglie che sono trasmessi in tutto al mondo, mentre i Palestinesi rimangono solo numeri senza nome e senza volto. Questa ipocrisia porta una dicotomia fra il potente che per definizione non può commettere terrorismo, non importa quanto biasimevoli le azioni siano, ed il diseredato che per definizione non può commettere che terrorismo non importa quanto marginali e pietosi le azioni sìano. È ora che Israele sia giudicato responsabile. C'è bisogno di una protezione internazionale per i Palestinesi, la ricostruzione delle condizioni, oggi azzerate. Nelle circostanze attuali di evidente asimmetria di potere è improbabile che Israele aderisca alle richieste del rispetto delle convenzioni internazionali di pace e del diritto umanitario senza una pressione della comunità internazionale. Più presto questa pressione verrà quanto più presto la comunità internazionale si assumerà la sua responsabilità. I Palestinesi, tuttavia, non possono attendere finchè la comunità internazionale si svegli. Dovranno continuare a resistere per asserire e ristabilire la loro umanità. Sangue e vendetta, vendetta e sangue, questa pare la regola del gioco. Il gioco sporco di due leadership criminali. Ma attenzione. La politica demenziale dei fondamentalisti di Hamas non può, non deve farci dimenticare che la radice del problema sta nella continuazione della politica d'occupazione militare di Israele. Non solo i Palestinesi rovesceranno il giogo coloniale, ma inoltre avranno motivi per mettere in discussione la comunità internazionale sulla sua indifferenza al loro grido per la libertà e giustizia, e la sua apatia al prezzo troppo alto che è stato pagato per queste nobili aspirazioni.

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